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Matteo è tornato dalla Lettonia e ha concluso il progetto “Preili free school-place for personality growth”. Qui ci racconta di come questa esperienza in una piccola scuola lo abbia spinto a mettersi in gioco e a immergersi in una nuova e stimolante realtà.

Ciao a tutti!

Ho da poco terminato la mia esperienza di otto mesi in Lettonia ed ora sono qui per raccontarvela. Vorrei cominciare, intanto, da come ho trovato questo progetto.

Finito il liceo avevo voglia di viaggiare e di esplorare il mondo, di mettermi in gioco in un ambiente diverso, di conoscere nuove persone e nuove culture. Così ho cominciato a cercare qualche progetto di volontariato europeo tramite la piattaforma del Corpo Europeo di Solidarietà ed in breve avevo già mandato CV ed application form a due o tre progetti interessanti. Dopo un paio di giorni mi è arrivata la prima risposta: Aija, la coordinatrice del progetto in Lettonia, voleva avere un colloquio con me la settimana seguente. Non dico quanto fossi agitato, ho passato l’intera settimana a ripassare il mio orrendo inglese, ed al momento del colloquio a stento riuscivo a trovare le parole. Nonostante tutto, il colloquio andò bene e qualche giorno dopo seppi di essere stato selezionato: sarei partito un mese dopo per otto mesi, destinazione Preili, piccolo villaggio sperduto nella foresta lettone, a ben 300 km dall’aeroporto più vicino.

Dopo le due ore di volo ho dovuto fare quattro ore in pickup per arrivare finalmente al nostro appartamento; l’appartamento era infatti condiviso con un’altra volontaria proveniente dall’Austria.

Passando al volo a cosa riguardava il progetto, i volontari che vi ci prendono parte aiutano gli insegnanti e partecipano alle attività da loro svolte in questa piccola e nuova scuola montessoriana. La scuola comprendeva gruppi di bambini e ragazzi di ogni fascia d’età e noi volontari siamo stati lasciati abbastanza liberi di scegliere a quali gruppi partecipare, avendo un orario lavorativo molto flessibile. Addirittura, dopo qualche mese di lezioni di lettone e di pratica con i bambini, gli insegnanti ci hanno permesso di tenere delle nostre lezioni in lingua. Io stesso sono diventato il “supplente” dell’insegnante di ginnastica, che spesso si trovava a Riga per lavoro.

Vorrei fare ora una piccola digressione su ciò che mi ha colpito di più per diversità e stranezza: il clima!

Ora, il clima lettone è la cosa più confusa, agitata, imprevedibile e bizzarra che mi sia mai capitato di vedere. A settembre si stava come d’estate in Italia, solo con molto più vento. Con l’autunno, al vento si è aggiunta la pioggia. Una pioggia che ti taglia la faccia di traverso e che non cessa mai. Poi ha cominciato a fare freddo. In breve siamo arrivati sottozero, la pioggia è diventata neve che, con il vento sempre persistente, diventava quasi bufera. Dai pochi gradi sottozero siamo passati rapidamente a -10, poi -15, -20 ed infine -25. A quest’ultima temperatura la neve era formata in realtà da piccolissime e taglienti schegge di ghiaccio portate rapide dal vento. In tutto questo, le attività all’aperto con i bambini ed i ragazzi non sono mai cessate. In autunno i bambini erano liberi di saltare e sguazzare nelle pozzanghere, vestiti con le loro belle tutine waterproof, e d’inverno erano liberi di rotolarsi nella neve che arrivava loro alle ginocchia.

In più, mi ha colpito la rapidità con cui il clima può cambiare. Quando è arrivata la primavera, ho visto una volta il tempo cambiare quattro volte nel giro di due ore in questo modo: sole, grandine, sole, grandine, sole, pioggia.

Purtroppo, a causa del covid non ho potuto incontrare molte persone al di fuori del mio ambiente lavorativo. Ho incontrato, invece, molti ragazzi della mia età con i quali ho stretto amicizia e che mi hanno parlato della gente lettone.

Matteo

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