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Atelier Europeo ha vinto la sua scommessa e superato indenne i sette anni di successo nella progettazione europea.
Un cammino difficile ma pieno di opportunità che molti Bresciani soprattutto giovani e donne hanno colto e percorso. Un’esperienza che ha dimostrato come l’Europa è più vicina di quello che pensiamo e che troppo spesso persone ignoranti dicono. Chiacchieroni che ignorano quali opportunità offra l’Europa a tutti noi se solo passiamo all’azione come la nostra esperienza dimostra.
Atelier Europeo, una realtà del terzo settore nata per offrire servizi al mondo del non profit. Promosso da 5 realtà bresciane il 9 maggio del 2013, il CSV, il forum del terzo settore, il consorzio koinon, la CISL e la CGIL cui si è aggiunto successivamente il Patronato San Vincenzo di Bergamo. Una realtà oggi esempio in tutto il paese guardata con attenzione e interesse in tutta la Lombardia e anche in altre regioni. Lo dimostra il fatto che l’anno scorso è nata un’esperienza gemella in Emilia Romagna grazie all’impegno della Coop Sociale Coopselios.
Dicevamo un esempio di opere che una via europea è possibile. Una media di 60 progetti scritti ogni anno e circa 10 milioni di Euro vinti sono lì a dimostrare che l’Europa c’è. Non è stato facile, i nostri progettisti hanno letto, studiato e scritto molto. In ogni lingua, Inglese, Francese, Spagnolo, Polacco, solo per fare qualche esempio, e creato partenariato con più di 20 paesi europei. Si loro, i progettisti di Atelier Europeo, giovani e donne dicevamo che meglio hanno affrontato e usato questa opportunità. I giovani perché sono nativi digitali e parlano inglese come io parlo il dialetto bresciano. Donne perché il lavoro da europrogettista si concilia molto bene con la loro aspettativa di fare un lavoro internazionale di alto livello e il desiderio di cura della famiglia e dei figli.
Molte realtà bresciane hanno accettato la sfida come il liceo che ha vinto con 4 progetti europei più di un milione di euro oppure l’associazione che ha vinto 500.000 euro per ristrutturare gli ambienti della parrocchia e creare alcuni alloggi protetti per anziani. Sono quasi un centinaio i giovani Bresciani che sono andati per periodi più o meno lunghi a fare scambi giovanili o un tirocinio lavorativo interamente sostenuti dall’UE.
Mi ricordo anche di quegli incontri tra università che hanno studiato come si possano affrontare problemi legati alla bulimia o all’anoressia ricorrendo allo sport e al teatro. Anche la casa editrice che ha ottenuto un finanziamento per tradurre i libri vincitori di un importante premio europeo ma fino a quel momento non tradotti in italiano.
Ora la strada è tracciata e la via conosciuta. Auguriamoci che molti vogliano percorrerla con entusiasmo e fiducia.

Angelo Patti

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