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Nell’alluvione di dibattiti dedicati alla scuola, l’attenzione principale viene dedicata alle problematiche personali, organizzative, sanitarie sollevate dal COVID-19, mentre passa in secondo piano un’altra possibile sigla, che non è potenzialmente meno significativa né meno strategica per affrontare i guai ricca di prospettive di difesa e di attacco di fronte ai guai che stiamo vivendo e che riguardano la formazione dei giovani.
La sigla potrebbe essere questa: GLEC-19.Non è un virus e non è in inglese. Significa “Gruppo di Lavoro sull’Educazione Civica, introdotta dalla legge 92 dell’agosto del 19”. Non è necessariamente formalizzata nei consigli esistenti. Questa sigla vorrebbe da un lato riconoscere e valorizzare il lavoro di interpretazione e di avvio all’attuazione di quanto la legge e le linee guida prescrivono da quest’anno per l’educazione civica, dall’altro richiamare l’attenzione su questo “oggetto” di cui si parla assai poco, qualunque soluzione organizzativa i provvedimenti anti-covid consentano di attuare.
Quanti sono questi GLEC-19, a livello scolastico, provinciale, regionale, anche se non formalmente costituiti, e a che punto sono con il loro lavoro?
Fra le diverse fonti cui attingere in questa fase iniziale dell’anno, interessante si rivela l’indagine qualitativa condotta dall’IPSOS, sulla base di colloqui in profondità con opinion leader, 325 interviste a dirigenti di scuole di secondo grado e 402 studenti, per conoscerne i comportamenti e gli interessi verso la materia.
L’importanza dell’educazione civica, il cui principale obiettivo è la formazione di “cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri”, è largamente riconosciuta da tutti i target coinvolti nella ricerca. Il suo insegnamento, dice l’IPSOS guidato da Pagnoncelli, è considerato prioritario da un dirigente scolastico su tre (35%) e da uno studente su quattro (27%). La precedente legge 169, che aveva introdotto nel 2008 “Cittadinanza e Costituzione”, non adeguatamente supportata dal MPI, è stata scarsamente applicata.
Ci si chiede allora se la nuova educazione civica permetterà effettivamente alle scuole di fare il salto di qualità, dato che “in linea teorica l’insegnamento è accolto in maniera positiva, con quattro dirigenti scolastici su cinque che si dichiarano ottimisti per il suo futuro (78%)”.
I dirigenti scolastici dichiarano che durante le ore dedicate alla nuova educazione civica si parlerà soprattutto di Costituzione italiana (48%), educazione ambientale e sviluppo sostenibile (39%) ed educazione alla legalità (23%), argomenti per i quali gli studenti nutrono un vivo interesse; in secondo piano invece cittadinanza digitale (17%) e di Agenda 2030 (6%), tematiche particolarmente care agli Opinion Leader, ma poco presentati nelle scuole. Per quanto riguarda invece le modalità di insegnamento, tutti i target esprimono una chiara predilezione per modalità più coinvolgenti rispetto alle lezioni frontali tradizionali, in particolare momenti di confronto o dibattito anche con esperti, testimonianze di professionisti o di istituzioni e visione di video, film o documentari

La dimensione internazionale è considerata soprattutto utile per trasmettere ai giovani la consapevolezza di essere parte di una comunità globale e per promuovere l’apertura, il dialogo e la collaborazione con persone appartenenti a culture diverse.
Un problema da non sottovalutare riguarda la formazione dei docenti in merito: quasi la metà dei dirigenti scolastici dichiara di avere pochi o addirittura nessun professore con una formazione adeguata a trattare questa tematica.

Luciano Corradini

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