Da due anni Atelier Europeo ha imboccato la strada della formazione, puntando sulla nuova figura dell’Europrogettista. Abbiamo chiesto ad Eugenio De Caro, responsabile dell’Area formazione di AE, quale significato può avere, entro il peculiare contesto bresciano, la promozione di questo ambìto profilo professionale.

Quale funzione propulsiva può svolgere per il sistema socio-economico di un territorio la promozione del nuovo profilo professionale dell’Europrogettista?
La nostra principale attenzione formativa è orientata a strutturare figure in grado di trasmettere alle organizzazioni per cui lavorano e agli ambienti con cui entrano in contatto una vera e propria “cultura” della progettazione, capace di innescare crescita non solo per il potenziale di risorse economiche che attrae, ma anche per il notevole valore aggiunto a medio e lungo termine che è in grado di sprigionare. Una buona “cultura” della progettazione europea finisce infatti per liberare sul territorio tre ordini di conseguenze: la disseminazione della conoscenza delle politiche europee, le quali sono sempre strutturate sul medio e lungo termine e sono perciò in grado già da sole di innescare uno sguardo comparativo e di lungo respiro; la conoscenza delle altre buone prassi europee e l’acquisizione di una forma mentis operativa improntata all’analisi dei bisogni e alla sostenibilità delle azioni, ovvero alla capacità di sprigionare risultati positivi anche dopo il termine dei progetti. Tutti e tre questi effetti celano un potenziale di crescita e innovazione difficilmente sostituibile.

Qual è, in definitiva, il segreto della vostra politica formativa?
Non esiste progettazione europea senza specializzazione. Il segreto è proprio questo: diventare esperto conoscitore di una specifica linea di finanziamento, delle lobby di riferimento e delle politiche che animano i singoli programmi. Atelier Europeo ha, su questo, imboccato la strada giusta, avendo attivato al suo interno un network di valutatori dei programmi europei, ai quali è stato assegnato il ruolo di “mentori” degli specializzandi, in grado, dopo un lungo iter di apprendistato, di trasmettere a ciascuno ferri e trucchi specifici del mestiere. Portiamo dunque i nostri specializzandi ad assumere l’ottica del valutatore e a guardare al progetto come a un piccolo mondo, con le sue regole, le sue dinamiche e la sua intrinseca persuasività.

Eugenio De Caro

Eugenio De Caro

Qual è dunque l’identikit, il profilo dell’Europrogettista?
Riesce bene come progettista europeo la persona dinamica e fortemente creativa, coraggiosa e determinata, disposta a viaggiare e con forti attitudini al lavoro di squadra. Deve essere inoltre estremamente flessibile e al tempo stesso capace di farsi rispettare. Non irrilevanti sono infine le capacità teoriche di studio e di sintesi dei corposi documenti europei (da leggere, per forza di cose, in lingua inglese).

Quali sono le vostre prossime azioni formative in programma?
Innanzitutto è prossima al lancio una seconda azione formativa di base, volta a reclutare altri 15 progettisti, mirata in particolare al settore dell’innovazione tecnologica, dell’energia e dell’ambiente. Forte è infatti il fabbisogno di nuovi progettisti per imprese ed enti pubblici  su queste tematiche così al centro delle politiche UE. In secondo luogo, offriremo entro breve un corso pratico e operativo per Dirigenti scolastici e docenti del settore sia Primario che Secondario; qui la nostra politica formativa non è tanto volta a formare nuovi progettisti da proiettare sul Sistema scuola dall’esterno, quanto piuttosto ad offrire l’opportunità per far crescere e valorizzare le risorse interne degli Istituti scolastici e delle amministrazioni.

 

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