L’Europa vanta il miglior sistema di protezione sociale al mondo e si posiziona tra i primi per la qualità della vita e il benessere, ma allo stesso tempo si trova ad affrontare gli effetti della crisi, che si fanno ancora sentire in molti stati membri. Per riflettere su questi temi la commissione Europea all’interno del percorso di riflessione avviato agli inizi di marzo con il libro bianco sul futuro dell’Europa ha messo a disposizione di tutti i cittadini un documento di riflessione sulla dimensione sociale dell’Europa. Un documento che analizza la realtà attuale e che si pone una serie di domande: come sostenere il nostro tenore di vita? creare nuovi e migliori posti di lavoro? dotare le persone delle giuste competenze e rendere più unita la nostra società? Tutte domande le cui risposte dovrebbero contribuire alla realizzazione della società e del mondo del lavoro di domani. Sono in molti oggi a pensare che la Ue sia spacciata. Sotto i colpi della crisi e dell’austerità. Ma da una serie di indagini si evince che la quota più ampia dei cittadini elettori (23,8% in media; Italia 38%) considera la Ue come «casa comune» di tutti gli europei. E un altro 30% la vede, quanto meno, come «un condominio». Ogni popolo ha il suo appartamento, ma su molte cose si decide insieme, esiste un fondo per le spese comuni e le emergenze. Su alcuni temi specifici emerge una inaspettata disponibilità all’aiuto reciproco. Ad esempio, una schiacciante maggioranza (77%) si dichiara a favore di un fondo europeo che aiuti i Paesi in difficoltà a combattere la disoccupazione. E il 90% ritiene che sia compito della Ue fare in modo che nessun cittadino rimanga senza mezzi di sussistenza. Un’Europa meno ossessionata dai decimali di deficit e più attenta alla dimensione sociale potrebbe riguadagnare consensi persino fra i sovranisti. La maggioranza filo-europea ha idee chiare anche sulla controversa questione della immigrazione e dell’accesso al welfare. Il 43% si dichiara contro ogni discriminazione nei confronti dei residenti stranieri, anche extracomunitari. Un altro 38% darebbe priorità ai cittadini Ue. Meno del 20% è «nativista», ossia a favore della chiusura dei confini («prima noi» o «solo noi»).
Infine, la domanda cruciale: che succederebbe in caso di un referendum sull’uscita dalla Ue? Con buona pace degli euro-pessimisti, nei sei Paesi coperti dal sondaggio (Regno Unito escluso, ovviamente) nette maggioranze voterebbero per rimanere: in Germania il 75%, in Spagna il 74%, in Polonia il 72%, in Italia il 63%, in Svezia e in Francia il 57%. I dati d’opinione non sono oro colato e vanno interpretati con prudenza. Ma il segnale è chiaro. Nei Paesi membri più grandi sembra esserci una consistente maggioranza che ancora crede nell’Europa. Tutto questo è il miglior viatico per il mantenimento del sistema di Welfare Europeo. Modello e gioiello che ci invidia il mondo intero.

Angelo Patti
Segretario Atelier Europeo

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