E’ un dato di fatto che i mesi trascorsi nella recente lunghissima competizione referendaria hanno stimolato una parte consistente degli italiani a prendere in mano la Costituzione, a consultarla, almeno negli articoli della seconda parte, quella sottoposta a referendum.

Molti avranno seguito qualcuno dei  dibattiti che si sono tenuti, in TV e sulle piazze, per  illustrare le ragioni del sì e quelle del no, fra le quali si è inserito impropriamente, anche per responsabilità di Renzi, il tema del consenso o del dissenso nei riguardi del suo Governo, della sua politica e della sua personalità.

Comunque siano andate le cose, l’alta affluenza alle urne e questa passione per la Costituzione sono un fatto positivo. Alcuni sottolineano i danni delle divisioni prodotte, altri la salvezza della nostra Carta fondativa dai colpi di chi voleva “deformarla“, altri lamentano l’occasione perduta di chi intendeva “riformarla“. A dire il vero ci sono state persone ben intenzionate nell’una e nell’altra parte, mentre alcuni partiti hanno brandito la Costituzione come un’arma impropria, per insultare e per delegittimare gli avversari, come se la Costituzione non fosse, come invece è e resta e resterebbe anche se fosse passato il Sì, lo strumento fondamentale per affrontare democraticamente i conflitti e per poter attuare ciò che le istituzioni volute dalla Costituzione consentono di fare, per attuarne i valori, i diritti e  i doveri.

Il testo della Costituzione, disse all’Assemblea Costituente Meuccio Ruini, “benché non perfetto né immutabile, è insieme anima e legge fondativa della nostra Repubblica democratica, il cui ordinamento fa tutt’uno con le ragioni storiche, culturali e morali che lo hanno ispirato“. Dunque bisogna farne una “compagna di viaggio”, come disse Dossetti.

Sarebbe una sorta di tragica diserzione, se si pensasse di rivendicare i principi e i valori universali allora riscoperti e affermati solennemente per tutti, ad esclusivo beneficio della propria nazione, o, ancor peggio, della sola propria parte politica o della propria famiglia o dei propri personali interessi.

Ricordo che una legge dello Stato affida alle scuole il compito di promuovere “conoscenze e competenze” relative a cittadinanza e Costituzione”. La legge della “buona scuola” (13.7.2015, n.107) non ne parla neppure. I decreti attuativi previsti da questa legge dovrebbero rimediare, col nuovo Governo Gentiloni, a questa vistosa dimenticanza.

L’esperienza dimostra che non basta citare la Costituzione o leggerne qualche articolo in modo burocratico o rituale. Bisogna coglierne e farne cogliere le ragioni, le potenzialità, i danni derivanti dalla non applicazione e i benefici derivanti dal rispetto sostanziale dei suoi principi e delle sue norme, colte nel loro dinamismo storico e nei loro significati profondi.

   Luciano Corradini

 

 

 

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