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Da quasi 30 anni, grazie al Trattato sull’Unione stipulato quando i Paesi membri erano ancora 12, è nata la Cittadinanza Europea che affianca e non sostituisce la Cittadinanza nei singoli Stati membri.
Parlarne significa osservare uno degli aspetti distintivi più complessi dell’esperienza europea, quello dell’identità dei suoi cittadini. Ragionare sul nesso tra la nuova cittadinanza e lo Stato-Nazione, tra “europeità” e nazionalità.
I progressi del Progetto Europa sono visibili in campo monetario, nella gestione dell’economia, nella libera circolazione di merci e cittadini.
È visibile un analogo avanzamento sui temi dei diritti dei cittadini e sull’esercizio della nuova Cittadinanza?
Pare che non rientri nei Progetti per la gestione del Recovery Fund, e ritengo che il cammino da compiere sia ancora lungo.
La Cittadinanza Europea travalica i confini, fra i cittadini europei dovrebbe essere cessata la distinzione italiano-straniero. Anche il concetto di identità nazionale ha finito per ripulirsi delle bardature assiomatiche che lo hanno trasformato nel brodo di coltura di tutti i populismi, di oggi come di ieri. Nel contempo si va timidamente consolidando l’idea che forse l’identità europea è più fondata e più solida di quella delle singole nazioni, che per millenni hanno visto spostare confini, cambiare regnanti, religioni e genti.
Nel laboratorio Europa tuttavia, ventisette statualità resistono e non si spogliano delle loro prerogative facilmente.
In esse la cittadinanza nazionale continua ad essere il principale carattere identitario, radicato fra le generazioni più anziane, senza che i più giovani non ne siano contaminati.
Parafrasando D’Azeglio, “Fatta l’Europa bisogna fare gli europei”.
Penso ad alcune azioni sulle quali sarà necessario investire senza risparmi.
-Formazione e conoscenza in un sistema europeo sempre più integrato, accessibile a tutti attraverso la fruizione dei saperi e con reti virtuose di scambi di esperienze.
-Le Istituzioni Europee appaiono troppo lontane, dominio esclusivo degli onnipotenti apparati delle varie famiglie partitiche. La possibilità di partecipazione e di contribuire alla formulazione delle politiche europee deve diventare reale.
-L’eliminazione dei residui vincoli al diritto di circolazione e soggiorno sul territorio europeo, assieme a politiche davvero comuni nei rapporti con le realtà extraeuropee non delegabili a singoli Capi di Stato o cancellierati vari.
-Rendere i diritti sociali e le politiche di welfare davvero comuni.
L’esperienza dell’Unione Europea ha tutti i presupposti per essere considerata la più straordinaria rivoluzione politica realizzata dall’uomo. Purché non resti una grande incompiuta.

Giovanni Vezzoni, Tesoriere Atelier Europeo

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