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“Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. Ma questo è solo il fine ultimo, da ricordare ogni tanto. Quello immediato, da ricordare minuto per minuto è d’intendere gli altri e di farsi intendere”.(Don Milani)

Questo è importante ma non è facile. Oggi in particolare.
Sembra ad alcuni dirigenti della Polizia postale che la diffusione incontrollata della rete e di alcuni social stia producendo una sorta di mutazione antropologica, che si manifesta in consistenti minoranze come sfiducia strisciante per tutto ciò che si riferisce alle istituzioni e alle loro precarie maggioranze, ufficialmente post-ideologiche: sfiducia anche verso la scienza, l’informazione giornalistica, la riflessione storica e politica più culturalmente accreditata.
Molte persone cercano nel supermercato delle opinioni dei social, a volte inframezzate da barzellette o da ammiccamenti pornografici, le fonti di informazione e i criteri di condotta ritenuti più verosimili e si trasformano talvolta in “leoni da tastiera”, disposti a gridare come indubitabili le idee proprie o prese a prestito, e a combattere, più che a riflettere, dialogare, cercare per trovare, con-decidere per il meglio o per il meno peggio, date le circostanze, restando vigili e in ricerca.
Secondo analisi di questo tipo, i social incentiverebbero i metodi della eristica dei sofisti (“rendere più forte ciò che è più debole”) più che quelli del dialogo socratico, volto a scoprire il nocciolo, l’essenza delle questioni più controverse e ad agire di conseguenza, anche pagando di persona.
Il dibattito sui social e sui media in merito ai vaccini anticovid-19 e alla loro efficacia, ha portato molte persone a scontrarsi anche sulle piazze, e al costituirsi di gruppi di sedicenti “guerrieri” armati, che preparavano atti violenti dopo la diffusione di parole in libertà, dove dati e principi vengono contestati e interpretati in modi opposti. Sembra che le parole semplici e profonde scritte nella nostra Costituzione abbiano perduto il loro valore semantico. Si usano svastiche e altre immagini fasciste e naziste per invitare alla ribellione contro la “Sanità di Stato”, contro l’obbligo di vaccinazione, quasi invocando leggi contro le quali sollevare la popolazione dei “non vaccinati oppressi”, trascurando il fatto che i malati e i morti si trovano ora quasi solo proprio tra i non vaccinati.
Non è solo un fenomeno italiano. Negli USA, in Stati come Florida e Texas, nonostante la recrudescenza della pandemia e il numero crescente degli ospedalizzati e dei morti di covid e delle sue varianti, le autorità politiche nostalgiche della presidenza di Trump arrivano a minacciare i presidi che richiedono la mascherina, che è diventata per loro simbolo della parte ideologicamente nemica. Sul diritto costituzionale del porto d’armi, si lascia correre: nonostante il terrorismo interno strisciante, c’è una maggioranza che non molla.
In Italia il Presidente Mattarella ha affrontato il problema a Pavia il 5/9/2021, con parole dette “a braccio”, nel corso del suo intervento di inaugurazione dell’anno accademico “in presenza”, dopo un anno di DaD, cioè di lezioni e di esami a distanza.
Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, ha detto, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui. Chi pretende di non vaccinarsi, con l’eccezione di chi non può farlo per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà, a rinunciare alla propria possibilità di recuperare in pieno luoghi e modi e tempi di vita”.
Si tratta, ha precisato di un “dovere morale e civico”. Mi sembra un chiaro invito a rileggere gli articoli 16 e 32 della Costituzione in modo ragionevole, come deve fare la Corte Costituzionale quando due diritti sono tra loro in conflitto.

Luciano Corradini

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