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Ester si trova a metà del progetto di Volontariato Europeo “Volunteering in Lithuania’s Protected Areas”, nel parco regionle di Ventos, ed ha imparato a “buttarsi” in tante nuove esperienze!

“Sono passati cinque mesi, appena più di metà progetto, da quando sono arrivata in Lituania e penso di poter affermare con una buona dose di certezza che il volontariato europeo è un tipo di esperienza che consiglierei a tutti.

Non è sempre facile, soprattutto quest’anno che il coronavirus ha sballato le vite un po’ di tutti e ha costretto me e altri volontari a passare due mesi buoni di progetto chiusi in casa senza l’opportunità di fare praticamente niente (anche se, a voler essere positivi, la situazione qui in Lituania era ed è anni luce migliore che in Italia, quindi tutto sommato sarebbe potuto andarmi peggio), e soprattutto se, come me, si è in un minuscolo paesino in mezzo al nulla… di tanto in tanto tende a risultare piuttosto noioso, ma in ogni caso i lati positivi sono così tanti che chiudere un occhio sulle difficoltà non è difficile.

Ho scelto il mio progetto di volontariato, lavorare in un parco naturale in Lituania, perché legato ai miei studi in scienze naturali, nella speranza che l’esperienza possa in futuro aiutarmi nel lavoro, ma non c’ho messo molto a realizzare che quell’aspetto è solo uno (e forse il minore) dei vantaggi di un’esperienza del genere.

Andare a vivere da soli in un paese straniero e completamente diverso da ciò a cui si è abituati non vuol dire solo fare le valigie e prendere un aereo… vuol dire dover imparare a gestire completamente la propria vita, dalle finanze alla pulizia della casa, vuol dire essere spinti ad aprirsi al mondo e, forse più importante di tutto il resto, almeno per me, imparare a buttarsi.

Mi considero piuttosto indipendente e infatti la lontananza da casa e dalla mia famiglia e amici non mi pesa più di tanto, nonostante di tanto in tanto un po’ di nostalgia si faccia sentire; il mio ostacolo principale è la cautela: ogni volta che c’è da fare qualcosa tendo a rimuginarci sopra per troppo tempo e spesso finisco a non fare nulla. L’esperienza che sto facendo in Lituania mi ha dato un metaforico calcio nel sedere e mi ha detto “buttati!”, buttati se non vuoi passare 9 mesi in solitudine ad annoiarti in un paesino in cui non un anima parla inglese. Decisamente mi sento più sicura di me rispetto a cinque mesi fa e non vedo l’ora di conoscere la me stessa di fine progetto.

Una delle cose che preferisco, a parte la quantità di verde che c’è in tutta la Lituania, è sicuramente l’opportunità di conoscere volontari provenienti da tutta Europa, c’è qualcosa di elettrizzante, per me, nell’idea di poter andare in Belgio o in Georgia e sapere di avere un amico lì da andare a trovare, e il contatto con tante persone di mentalità e cultura così radicalmente diverse è un’opportunità per aprirsi la mente e arricchirsi (interiormente) che poche altre esperienze riescono ad eguagliare.

So che l’idea di un’esperienza simile a molti può sembrare spaventosa e che qualcuno potrebbe pensare che questo tipo di cose non fanno per loro… ma vi posso garantire che ci sono progetti di volontariato per ogni gusto e se ne intraprenderete uno con mentalità aperta e voglia di crescere difficilmente potrete mai pentirvene.”

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