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Chiara ci racconta in questo articolo la sua esperienza da volontaria in Lettonia: l’incontro tra culture differenti, la realtà locale e il confronto con l’Altro. 

Ecco le sue parole:

Agosto 2018: annoiata dalla monotonia e dalla routine penso di impazzire nella mia casa in Brianza. Il bisogno di cambiare aria è talmente forte che a volte mi sembra di soffocare: devo andarmene! 16 ottobre 2018: inizia la mia avventura in Lettonia. Ancora frastornata dal volo, mi incammino per raggiungere la mia nuova dimora a Sigulda (città a una cinquantina di km da Riga). Qui, mi ritrovo immersa nel silenzio di un’atmosfera fiabesca e circondata da alberi e foglie tinteggiati di rosso, arancio e giallo e, per un attimo, penso di essere ancora in aereo sognando.

La magia è terminata qualche ora dopo: sola nella mia camera e con le valige da disfare. In quel momento ho realizzato davvero che ero a 2000 km da casa, in un posto in cui poche persone parlano inglese e la cultura, l’architettura e persino le relazioni sociali risentono ancora molto dell’influenza sovietica! Ero circondata da odori, clima, cibo e gente completamente diversi da tutto ciò che conoscevo. I primi giorni sono stati un misto altalenante tra l’entusiasmo di una nuova sfida e l’impressione di essermi persa. In un mese però, sono riuscita a cavalcare l’onda di quest’esperienza, sino ad arrivare alla sua cresta e sfruttare ogni singolo momento di questo volontariato europeo. Le maestre della scuola materna in cui ho lavorato, la tutor del mio progetto, gli altri volontari e le persone random conosciute mi hanno sempre trasmesso vibrazioni positive e con loro ho condiviso momenti e pensieri felici. I momenti migliori li ho passati con la mia famiglia spagnola. Sono stata infatti “adottata” da 4 ragazzi della penisola iberica e con loro ho creato un legame così forte da riuscire a vincere il gelido inverno lettone senza che esso congelasse la nostra voglia di vivere e il nostro entusiasmo.

Con una di queste ragazze aiuto le maestre della scuola materna waldorf e organizzo attività ludiche per i bambini. In più, per alcuni mesi, ho insegnato italiano nel centro giovanile della città e ho partecipato ad un progetto (Eiropas Eksāmens) per promuovere il volontariato e la cultura lettone all’ interno del paese. La fierezza con cui questo piccolo stato baltico promuove le sue antiche tradizioni pagane, la sua giovane indipendenza e la sua magnifica natura (anche se non hanno le montagne!) mi hanno davvero affascinata.

Fermi tutti però! L’EVS non è “solo volontariato” ma un viaggio a tutto tondo: dentro di te e per il mondo (rima non voluta, chiedo venia)! Ho infatti visitato la Lettonia, le altre repubbliche baltiche e la Russia! Ho conosciuto e vissuto differenti lingue, tradizioni, cibi e persone. L’ inevitabile confronto con l’altro e il diverso è il miglior modo per mettersi in dubbio, crescere come cittadino del mondo (siamo tutti connessi!) e diventare più forte e indipendente.

Sono partita dall’ Italia con l’idea astratta di andare ad aiutare qualcuno ma, quando il sogno è diventato realtà, si è innescata in me una scintilla. Ho iniziato ad offrire anche ciò che non pensavo di avere e in cambio ho ricevuto molto più di quello che ho dato. Mi sono scoperta all’altezza di situazioni che non avevo nemmeno immaginato…. tant’è che ora come ora non so dire se era il volontariato che serviva a me o io a lui. In meno di un anno ho imparato a vedere il mondo con occhi differenti e più consapevoli. Da questo viaggio non posso e non voglio tornare indietro perché è diventato il mio modo di vivere la mia vita.

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