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Nel momento più difficile della storia europea nasceva il Manifesto di Ventotene. Elaborato nel 1941 da Spinelli, Rossi e Colorni confinati per la loro opposizione al totalitarismo fascista, e fatto circolare da Ursula Hirschmann, costituirà la base per l’adozione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che, successivamente, ha preso forma proprio a partire dal superamento del principio degli Stati Nazione, non ancora in senso federativo, ma con un decisivo sforzo di condivisione dei Principi Fondamentali dello Stato di diritto.
Dopo gli Stati fondatori, altri Paesi avrebbero potuto chiedere di unirsi al progetto europeo, proprio sottoscrivendo tali Principi, che ritroviamo nell’articolo 2 del “Trattato dell’Unione Europea”.
Alla fine del 2020, tuttavia, ci risiamo: le pulsioni sovraniste, i miti degli Stati Nazione e dei sacri confini che hanno devastato il ‘900 tornano ad affacciarsi, con serio pregiudizio, per la piena realizzazione del sogno di Ventotene.
Di recente, due paesi dell’Unione hanno posto il loro veto, poi superato, al Piano Finanziario 2021-2027; la loro posizione era data dall’avversione a una clausola che vincola la redistribuzione dei fondi comunitari al rispetto dello Stato di Diritto nei Paesi destinatari.
Non ci si stupisce: sono note e fondate le critiche rivolte dalla Commissione, dal Parlamento Europeo e da osservatori internazionali, al deterioramento dello Stato di Diritto nei due Paesi ex sovietici.
Ma esso trova largo consenso anche altrove.
Serve ricordare il triste addio del Regno Unito, che si compiace della ritrovata sovranità; si osserva il crescente consenso in altri paesi per analoghe pulsioni.
Queste trovano ampio e urlato seguito nelle nostre contrade, accompagnato al plauso per i paesi ove i nazionalismi al potere erigono nuovi muri.
L’Unione va in crisi proprio nei suoi presupposti valoriali fondanti; un po’ ovunque si vuol negare, in via preventiva, che altri possano osservare e valutare il rispetto dello Stato di Diritto.
Non è qui il caso di osservare l’anacronismo del potere di veto nell’Unione di 27 Stati, le cui infinite differenze affondano nei millenni e potrebbero più utilmente costituire un’ineguagliabile ricchezza, anziché un ostacolo ad operare.
Mi preme soprattutto affermare che l’Unione, prima che per ragioni economiche, è nata da aneliti di libertà e giustizia.
Qualcuno ha scritto che o l’Europa Unita si comporta da superpotenza di diritti e valori, o i singoli Stati soccomberanno nella competizione globale.
I fondatori, dopo averne osservato le macerie anche sociali e morali, hanno gettato le basi di una nuova Europa.
Tuttavia erano consapevoli delle difficoltà. Già a Ventotene si temeva che, affievolito il ricordo del macello, “…il punto sul quale cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello Stato Nazionale….potranno far presa sul sentimento popolare più diffuso … più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico“.
Oggi, come allora, occorre “…suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi ( essi ) si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro“.
Per concludere: “La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà“.

Gianni Vezzoni, Tesoriere di Atelier Europeo

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