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Domani cominciano gli esami di maturità per 540 mila studenti delle scuole superiori. Si chiamano ufficialmente esami di stato conclusivi, ma il riferimento alla “maturità” resta vivo anche oggi, per il posto che ha avuto e continua ad avere nella storia della scuola, nell’immaginario collettivo della nostra società, nel vissuto dei ragazzi e per il significato antropologico di rito di passaggio all’età adulta che le è stato riconosciuto fin dalla famosa legge Gentile del 1923.
Data la sua rilevanza simbolica, le modalità organizzative di questo esame, i contenuti, le prove scritte e orali, i criteri e i giudizi di valutazione affidati alle commissioni variamente composte, nel corso dei decenni, sono stati più volte modificati.
Anche nell’edizione 2021, cui i ragazzi giungono dopo due anni complicati dalla pandemia e dalle modalità adottate per combatterla, ci sono state comprensibili modifiche volte a ridurne il peso, prevedendo solo una prova orale e un aumento da 40 a 60 punti su cento per la valutazione globale della carriera scolastica dei candidati ammessi.
Per sottolineare continuità e differenze fra passato e presente, mi permetto di ricordare il mio esame del 1954, iniziato nella palestra del Classico di Reggio Emilia con un rito solenne. Da una busta ministeriale ceralaccata uscì un tema che mi coinvolse profondamente, perché mi chiedeva di commentare questo giudizio: “Se Dante avesse sofferto di meno, sarebbe stato meno grande”. Iniziai citando una frase del De Sanctis, che conoscevo a memoria: “La sua vita s’incomincia d’allora che i suoi occhi s’incontrarono negli occhi di Beatrice”. Attinsi non solo alla Vita Nova e alla Commedia, ma anche alla mia personale esperienza: guerra, sfollamento in campagna, resistenza, delusione d’amore, volontà di salire “il dilettoso monte ch’è principio e cagiòn di tutta gioia”.
Avevo studiato con tre compagni, fino alle ore piccole, sorretti dallo zabaione di una zia. Finiti gli esami andammo a far visita al nostro terribile prof di matematica, per ringraziare, confidarci e chiedere consiglio sulla scelta universitaria.
Alcuni mesi fa un mio ex alunno del liceo di Carpi (1965) mi ha scritto: “Lei è stato un faro per me, sia nelle sue materie (9 in storia e 8 in filosofia all’esame di stato, con media del 7: allora c’erano i voti per ogni materia e gli scritti e orali in molte e i programmi degli ultimi tre anni); sia soprattutto perché mi ha insegnato a studiare e mi ha consentito di diventare poi ing. in poco più dei 5 anni accademici. Grazie ancora, per avere segnato molto positivamente tutto il percorso della mia vita, lavorativa e professionale. Il ricordo di quegli anni giovanili mi è sempre presente: grazie anche alla sua personale dedizione all’insegnamento”. (G. I.)
Cambiano i tempi e i modi: qualcosa si perde e qualcosa si conquista, con le procedure telematiche previste dal MPI con l’attuale Commissione web. La precisione richiesta per i molti adempimenti rassicura, ma forse compromette un po’ la serenità dei colloqui che dovrebbero valorizzare il lavoro che precede, accompagna e segue la grande prova, temuta ma anche stimata.
In ogni caso il valore dell’esperienza educativa e scolastica non si esaurisce in questa “tappa di montagna” e nei suoi risultati numerici, ma si dilata a quel patrimonio di pensieri, di emozioni, di relazioni, di amicizie che durano, purtroppo non per tutti, per tutta la vita.
Nel Piano Estate, firmato dai ministri Bianchi e Franceschini ci sono molte opportunità per il ricupero di comunità, cultura, curricolo, un po’ mortificati fra docenti e studenti.

Luciano Corradini

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