Il 9 maggio scorso, giornata che festeggia l’inizio della storia politica dell’Europa e delle relative istituzioni, Sofia Corradi ha ricevuto dalle mani del Re di Spagna Filippo IV e del Presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, il prestigioso premio Carlo V, assegnato in anni passati a Kohl, a Delors, a Simone Veil, a Barroso.

Non è una parlamentare né un commissario europeo, ma una professoressa di pedagogia dell’Università di Roma Tre in pensione: una signora che, fin da quand’era studentessa, ha voluto impegnarsi per superare quella che ha ritenuto un’umiliazione offensiva inferta a lei e a tutti gli studenti, dai funzionari dell’Università italiana, quando si vide rifiutare il riconoscimento accademico del master conquistato in diritto comparato nella Columbia University. Ogni paese aveva le sue regole, e gli studi all’estero non erano riconosciuti. Punto. Questo punto lei lo ha trasformato in esclamativo, per indicare la rabbia provata di fronte a un’ingiustizia subita a causa di pregiudizi e di norme irrazionali e poi in punto interrogativo, per chiedere a tutte le autorità accademiche (conferenze dei Rettori italiana ed europea) e politiche che riusciva ad avvicinare, che cosa si potesse fare per superare queste assurde barriere esistenti fra università di diversi paesi.

Non si limitava a chiedere (perché no?), ma si dedicò con tenacia a proporre, ad assistere i rettori, a negoziare curricoli, in un lungo periodo storico, che ebbe la sua più intensa attività scientifica e diplomatica fra il 1969 e il 1987. La lunga querelle dell’armonizzazione dei corsi di studio fra i diversi paesi europei fu sbloccata dal presidente della Commissione, il sociologo Dahrendorf nel 1974, che introdusse il principio della reciproca fiducia e del riconoscimento accademico dei periodi di studio compiuti all’estero. Occorsero però altri 17 anni perché si arrivasse al varo del programma Erasmus (1987), che mobilita risorse economiche e amministrative, con una macchina che coinvolge circa 3.000 università europee, per consentire inizialmente a una minoranza poi a numeri sempre più grandi di studenti di fare un’esperienza umana, culturale, scientifica, linguistica nella prospettiva dell’Europa dei cittadini e della pace.

Se il Trattato di Schengen viene sospeso, senza prospettive di rinascita, Erasmus prosegue, con maggiori risorse, estendendosi, come Erasmus Plus (15 miliardi di euro, dal 2014 al 2020), anche a livello mondiale (Erasmus Mundus). Sono ormai quasi 4 milioni gli studenti che devono dire grazie a “Mamma Erasmus”, che ha costruito con tenacia, “rompendo le scatole” a tutti quelli che contavano allora, la più importante rete di cittadinanza europea, che rende ora possibile anche il Servizio Volontario Europeo.

Luciano Corradini

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