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Zeynep Tufekci insegna sociologia all’Università del North Carolina, nell’ultimo anno ha scritto alcuni articoli sulla pandemia.
Nell’articolo più recente, ripreso dall’Internazionale, ha sottolineato alcuni errori di comunicazione che sarebbero stati compiuti dalle autorità sanitarie degli Stati Uniti, errori che sarebbero stati enfatizzati dall’atteggiamento di una parte dell’opinione pubblica americana che ha continuato a dubitare della sincerità dei messaggi diffusi dal mondo accademico sulla pandemia, che sono stati interpretati con finalità limitative delle libertà personali.
Negli Stati Uniti, ad esempio è stato indicato che avere un “contatto ravvicinato” significava stare a meno di due metri da un individuo infetto, per almeno 15 minuti, con l’effetto di indurre le persone a pensare che bastava spostarsi dopo 14 minuti per evitare di essere contagiate, oppure questo messaggio spingeva le persone che lavoravano al chiuso con altre, ma più di due metri di distanza, a pensare di potersi togliere la mascherina.
Intanto non si è evidenziato a sufficienza la profonda differenza della trasmissione del contagio in ambienti chiusi, rispetto agli spazi aperti, con la conseguenza che in molte città americane, si è scelto di chiudere i parchi e gli spazi ricreativi all’aria aperta, mentre si mantenevano aperti i ristoranti e le palestre, scelta chiaramente dettata più dagli interessi economici che dalla priorità di contenere i contagi, con il contributo di un Presidente che prima ha negato l’esistenza della pandemia e poi la banalizzata suggerendo improbabili terapie alternative.
In un articolo recente, ripreso dalla stessa rivista, la Dottoressa Mariana Mazzucato, docente di economia presso lo University college di Londra riflette sul tema dei vaccini, correggendo le affermazioni di Boris Johnson, che ha definito l’esito della campagna vaccinale del Regno Unito, un successo del capitalismo e dell’iniziativa privata.
Per questo ha ricordato che la ricerca sui vaccini è stata fortemente finanziata da fondi pubblici elargiti in grandi quantità, i principali candidati alla produzione dei vaccini avrebbero ricevuto il sostegno di fondi pubblici pari a 12 miliardi di dollari di cui 1,7 miliardi per il vaccino Oxford-AstraZeneca e 2,5 miliardi di dollari per il vaccino Pfizer-Biontech.
Va a questo aggiunto che le aziende private produttrici dei vaccini, sono state ampiamente compensate per il loro impegno con i cospicui ordini garantiti dai Governi degli Stati più ricchi, tant’è che oggi si può constatare quanto sia ineguale nel mondo l’accesso al vaccino per le popolazioni di tutto il globo con la creazione di una sorta di apartheid vaccinale.
Sottolinea che il 56 per cento delle oltre 455 milioni di dosi del vaccino contro il Covid-19 è già andato a persone in paesi ad alto reddito, mentre solo lo 0,1 per cento è stato distribuito nei 29 paesi più poveri.
Questi esempi, accompagnati anche dal dibattito politico italiano sulla qualità dei provvedimenti presi dal governo per combattere la pandemia, evidenziano che nel mondo politico è molto diffuso un approccio che prima ha ridimensionato l’impegno economico a sostegno del servizio pubblico di sanità, smantellando un sistema pensato a protezione di tutta la popolazione, a tutto vantaggio delle iniziative private, con il solo scopo di creare per loro maggiori occasioni di profitto, ed oggi contesta le scelte di contenimento dei contagi e di distribuzione dei vaccini, al solo fine di trarre un vantaggio politico che protegga questi interessi economici.
Questo vale sia per le contestazioni alle misure di contenimento del contagio, sia per le scelte relative al ruolo della sanità pubblica, sia per la distribuzione del vaccino a livello mondiale, comprese l’uso della distribuzione dei vaccini che oltre a penalizzare le realtà più povere del pianeta, le sta rendendo sempre più soggette ai ricatti di chi ne ha la disponibilità.

Renzo Bortolini, Consigliere Atelier Europeo

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